SEZIONE

SEZIONE CAI VAL DI ZOLDO - LA STORIA

LE ORIGINI

Negli anni Sessanta, in Zoldo erano ancora in pochi a salire le montagne solo per "il gusto di farlo", e non per lavoro nei boschi, o la caccia, o i rilevamenti topografici. Tra questi c'era Aldo Mosena, di Fornesighe, già impiegato nell'Ufficio Tecnico di Cortina, da dove aveva iniziato ad esplorare i monti della conca ampezzana in compagnia di personaggi che poi diventarono famosi, come lo scalatore Albino Michielli "Strobel", o il campione di bob Renzo Alverà.
In Zoldo, il Mosena si accompagnava a giovani di Fornesighe, Dont, Villa, Foppa, che usavano ritrovarsi al bar Folin di Pradél. Una sera dell'autunno del 1965, sfogliando libri di montagna, in quel bar si accese la scintilla che portò a fondare la sezione zoldana del CAI.
Bepi De Gregorio, ufficiale di posta in pensione, segreterio del Cai di Cortina e in passato grande alpinista, fu prodigo di suggerimenti sulla prassi da seguire e sui documenti da presentare per le pratiche. Raccolte le firme necessarie, nell'inverno 1965-66 fu inoltrata la domanda alla sede centrale del Cai a Milano, che alla fine di marzo 1966 rispose affermativamente alla richiesta.
Per la formazione del Consiglio Direttivo fu coinvolta la locale sezione del Soccorso Alpino, che suggerì di affidare la presidenza al professor Giovanni Angelini, Accademico del Cai, da anni già impegnato nella sistematica esplorazione dei monti di Zoldo, per la cui conoscnza fu - e rimane ancor oggi - fondamentale divulgatore. Angelini accettò con entusiamo e chiese ad Aldo Mosena di occuparsi della segreteria del neonato sodalizio, per il quale fu scelta la denominazione di CAI Valzoldana.
Per l'inaugurazione si decise di attendere il rientro in valle dei gelatieri, in modo da raccogliere il maggior numero di adesioni, e fu scelta la data del 4 novembre, in concomitanza con i festeggiamenti del centenario dell'annessione del Veneto al Regno d'Italia. La disastrosa alluvione di quei giorni constrinse però a rimandare la manifestazione all'anno seguente.
Il 4 novembre 1967 si tenne, in una gremita sala cinema De Feo, l'inaugurazione della neonata sezione CAI Valzoldana. Il primo consiglio direttivo (1966-70) era così composto:

  • Presidente: Giovanni Angelini
  • Vice Presidenti: Flavio Costantin, Aldo Mosena
  • Segretario: Giobatta Sommariva (Tita da l'oio)
  • Vice Segretari: Cesare De Pellegrin, Raffaele De Rocco
Inaugurazione sezione CAI Valzoldana, anno 1967
LE "ALTE VIE"

Nel 1967 la sezione CAI Valzoldana fu impegnata, assieme a diverse altre sezioni, alla realizzazione dell'Alta Via delle Dolomiti n. 1, la prima "alta via" in tutto l'arco alpino, che dal lago di Braies attraversa tutti i principali gruppi dolomitici a arriva alle porte di Belluno. Ad essa furono assegnati i tratti di Rifugio Città di Fiume, Rifugio Venezia, Staulanza, Coldai, San Sebastiano-Tamer, Moschesin-Balanzole, Pramperet, Pian de Fontana. La squadra di "pittori segnalatori" incaricata di individuare i sentieri (che spesso erano solo tracce) e di marcare i sassi con il numero 1 contornato da un triangolo blu, era costituito dagli Angelini (Giovanni, Valentino e Corrado) e dall'ingegner Gatto. Il gruppo di volontari, di cui facevano parte anche Aldo Mosena e il Tita da l'oio, cominciò i lavori domenica 29 maggio 1967 nel gruppo del Tàmer-San Sebastiano. Giovanni Angelini, oltre che segnare i sentieri propri della Via, propose e realizzò la "Variante Zoldana", che, dal Rifugio Coldài al Passo Duràn, anzichè aggirare il gruppo Civetta-Moiazza a ovest, lo percorre sul versante orientale; analogamente, dal Duràn al Prampèr, taglia sul versante zoldano anzichè agordino il gruppo del San Sebastiano-Tamer.
Subito dopo venne proposta la realizzazione di tre ulteriori Alte Vie delle Dolomiti: 2-Via dei Monti Pallidi, da Bressanone a Feltre; 3-Via del Cadore (poi dei camosci), da Sesto Pusteria a Longarone; 4-Via di Tiziano, da Misurina al Cansiglio. Anche in questo caso il CAI Valzodana si impegnò a ripristinare e segnalare le tratte di sua competenza.

IL RIFUGIO "Casél Sora 'l Sass"

Questa pacifica invasione della montagna evidenziò però in molti casi ulteriori carenze, sullo stato della rete sentieristica e soprattutto sulla mancanza di adeguati punti di sosta e ricoveri. In Zoldo, erano stati abbandonati da tempo i pascoli alti ed erano crollate baite e casére. [...] A Sora 'l Sass de Mezodì, la Sezione Valzoldana progettò allora di ricostruire il vecchio Casèl ridotto a ruderi. I lavori iniziarono nell'estate del 1970, con il contributo della Fondazione Berti, e l'anno successivo venne inaugurato alla presenza di circa 200 persone, tra cui ricordiamo il presidente del Cai Valzoldana Giovanni Angelini, Camillo Berti dell'omonima Fondazione di Venezia, il sindaco di Forno di Zoldo, rappresentanti delle Fiamme Gialle di Predazzo, numerosi alpinisti di fama (tra cui Massimo Achille), rappresentanti del Cai di Agordo, amici venuti appositamente da Milano e naturalmente molti nostri soci. Era il 24 ottobre 1971.
Il Casèl era inizialmente cosituito da un piano in muratura di 20 metri quadri e da un sopplaco di legno adibito a dormitorio con otto brandine. Negli anni, con l'apertura dell'Anello Zoldano (1986) e l'aumento del turismo e di conseguenza la frequentazione del bivacco, con il contributo del Cai Centrale venne ampliato e trasformato in rifugio. Venne aggiunta la cucina, una dispensa, una cameretta per il gestore e al piano superiore un dormitorio con 10 posti letto, oltre ad una sala da pranzo che poteva contenere circa una ventina di persone. L'apertura del nuovo Rifugio Casèl Sora 'l Sass avvenne il 4 agosto 1990, dopo aver ottenuto il riconoscimento di Rifugio Sociale di Alta Quota. Il rifugio venne poi adeguato alla nuova Riforma Sanitaria e grazie al contributo della Regione vennero costruiti i sevizi igienici, una doccia e una fossa biologica. Nel 1992 venne (ri)costruita una regolare teleferica per il trasporto di materiali e viveri e nel 1999 iniziò la costruzione di un bivacco invernale con sei posti letto accanto alla struttura principale, che venne inaugurato il 20 agosto del 2000.

Inaugurazione del rifugio "Casél Sora 'l Sass"
LA BAITA ANGELINI

Nel 1980 fu decisa la costruzione di un bivacco fisso sulle pendici del Tàmer, a valle del Vant de le Forzèle, accanto all'Aiva dei Scarseloìn e appena sopra la cascata del Vach. Il materiale da costruzione utilizzato per la struttura è stato ovviamente il legno, reperito nelle vicinanze.
Il bivacco fu poi dedicato a Valentino Angelini, fratello di Giovanni e come lui alpinista, esploratore dei monti di Zoldo e cofondatore del CAI Valzoldana. Nel 2013 il bivacco fu ristrutturato.

LA "Casèra di Bosconero"

Il Rifugio Casèra Bosconero sorge sui resti di una vecchia casèra, abbandonata dopo la prima guerra mondiale e utilizzata in seguito come ricovero da cacciatori ed alpinisti. Nel 1963 Il CAI Venezia con la Fondazione Berti recuperò la casèra, trasformandola in un bivacco con otto posti letto, e in seguito la donò al neo costituito CAI Valzoldana.
Nel 1982-1983, vista la sempre maggiore frequentazione da parte degli alpinisti, il bivacco venne ampliato, ipotizzandone la destinazione a rifugio. Ad esso venne poi affiancato un dormitorio con 24 posti letto inaugurato nel 1986, e contemporaneamente vennero inoltrate le pratiche per il riconoscimento di "Rifugio Sociale d'Alta Quota", che avvenne nel 1984. Sempre nel 1984, Monica Campo Bagatin ne ottenne la gestione, che porterà avanti sino al 2018, anno in cui putroppo ci ha lasciato.
Quasi 10 anni dopo, nel 1993, la Regione Veneto concesse i contributi necessari per l'adeguamento della cucina e la costruzione dei servizi igienici con doccia calda e fosse per lo smaltimento dei rifuti tramite la fito-depurazione (progetto della Fondazione Angelini), che prevede la separazione dei flussi di acque nere (feci) da quelli di acque gialle (urine) e grigie (saponate) che vengono trattate in vasche con letto vegetato.
Tre anni dopo, nel 1996, venne costruita anche la vasca per la captazione dell'acqua potabile.
In seguito, il Rifugio Bosconero è divenuto un modello di eco-sostenibilità preso ad esempio in tutto l'arco alpino.

Casèra di Bosconero neglio anni '80
L'ANELLO ZOLDANO

L'ideazione dell'Anello Zoldano si deve a Paolo Lazzarin e Paolo Bonetti. Di Milano il primo (che fu anche cofondatore del CAI Valzoldana), di Bologna il secondo, furono particolarmente attivi nei monti di Zoldo, proseguendo l'opera di esplorazione e divulgazione di Angelini. Insieme hanno pubblicato numerose guide escursionistiche di Zoldo e delle Dolomiti e nel 2003 il Cai Valzoldana li ha premiati con il Raponzolo d'oro.
Nel 1985, mentre avevano in corso di pubblicazione la prima guida escursionistica dedicata alla valle (Dolomiti di Zoldo, Zanichelli, 1986), furono incaricati dall'APT di individuare uno o più sentieri particolarmente interessanti per la pubblicistica di settore, tali da poter essere usati per promuovere il turismo escusionistico. I due non si limitarono a questo, ma concepirono una concatenazione di sentieri che percorrevano a media quota tutti i monti che circondano la Val di Zoldo, con pernottamenti nei rifugi o bivacchi. Nacque cosi l'Anello Zoldano, divenuto negli anni uno dei più frequentati delle Dolomiti.
L'intinerario è stato concepito in sei tappe non particolarmente impegnative, in modo da essere accessibile a tutti e lasciare il tempo per eventuali varianti o salite alle cime.

L'anello Zoldano